“È un esperimento, una detonazione.
Un progetto nato da una nausea per le forme, dal bisogno di esplorare. Orrore. Odio spiegarmi. Le visioni spiegate muoiono. juni è un edificio costruito d’errori, invisibile agli occhi, albergato da sogni, meraviglia, magia.
juni è il nome che dà vita
al suo nuovo progetto solista.
Sta per june, il mese in cui ha preso vita il progetto oltre che il mese in cui è nata, ma anche per scanzonare wajuni (ragazzi in dialetto napoletano).
Il nome gioca a riprendere il nomignolo che le hanno dato sin da ragazzina, ilariuni, e con cui verrà chiamata e conosciuta anche in contesti creativi.
Prestigiatori. Sibille.
Il momento della festa in cui ero sola in bagno, mi sono riconosciuta allo specchio.
Che festa di merda. Che bel momento.
Vibra di miti, creature e memorandum. juni è plurale, mostruoso.
È il tentativo di dare un suono a ciò che non posso dire.”